402. Nota dell’Avv. Giuseppe Colapietro in merito al reclamo avverso la sent. di fall. 24/2013 “società di fatto” Deiulemar

Fonte: Avv. Giuseppe Colapietro (pagina facebook)
Pres. Comitato dei Creditori Fall. Deiulemar Compagnia di Navigazione S.p.A.

16 aprile 2014

avv-giuseppe-colapietro-cdc-cdnL’udienza di stamani presso la Corte di Appello di Napoli-Volontaria Giurisdizione prevista per le ore 10,30 dove era in discussione il reclamo avverso la sentenza di fallimento società di fatto gruppo Deiulemar, è stata rinviata d’ufficio al prossimo 23 aprile.

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    401. Deiulemar, La Quaresima dei risparmiatori. Un mese per «risorgere» dal crac

    Fonte: Metropolis (ed. stampata)

    11 aprile 2014

    Scatta il conto alla rovescia. Processo penale e società di fatto La primavera di fuoco delle 13mila famiglie travolte dal fallimento

    nave deiulemar raffaele iulianoTORRE DEL GRECO – Dal ricorso sulla società di fatto alla chiusura delle ammissioni al passivo, per chiudere con gli ultimi respiri di un processo penale che tiene con il fiato sospeso 13mila famiglie all’ombra del Vesuvio. Si apre così, tra appuntamenti segnati in rosso sull’agenda e speranze di “resurrezione” covate tra blog e silenzi, la “Quaresima” degli obbligazionisti della Deiulemar Compagnia di Navigazione. Quaranta giorni, poco più, separano infatti i risparmiatori coinvolti nel crac da 800 milioni di euro della lunga “via Crucis” che porta dritta al 23 maggio: il giorno in cui – salvo ricusazioni – dovrebbe essere emessa la sentenza di primo grado a carico degli armatori coinvolti nel procedimento penale per il fallimento dell’ex colosso economico di via Tironi. Un tour de force da vivere tutto d’un fiato per gli obbligazionisti, con tanto di possibili proroghe. L’eventuale ricusazione del collegio giudicante nell’ambito del processo penale, potrebbe infatti far slittare il verdetto per gli armatori di Torre del Greco. Pensiero che però passa per ora in secondo piano. Tra meno di una settimana, il 16 aprile, dovrebbe infatti arrivare l’attesa decisione della Corte d’Appello di Napoli in merito al ricorso presentato dai legali degli armatori contro la sentenza di fallimento della società di fatto emessa dal tribunale di Torre Annunziata nell’estate 2013. Provvedimento che, come chiarito nei giorni scorsi dagli avvocati del comitato dei creditori Dcn, potrebbe segnare il vero punto di svolta della battaglia giudiziaria che vede protagonisti i risparmiatori da una parte e la dinastia armatoriale a capo dell’impresa dall’altra. L’eventuale ok al fallimento della società di fatto aprirebbe agli obbligazionisti le porte ai beni “personali” degli imputati, rendendo ancor più corposo il “tesoretto” messo a disposizione del fallimento da sequestri e inchieste. Dall’altra parte, nel caso in cui la Corte d’Appello accolga il reclamo delle 3 famiglie, per i risparmiatori – salvo nuovi ricorsi – le speranze di recuperare i soldi investiti nell’impresa potrebbero ridursi di molto. Un crocevia importante per la storia del fallimento che ha messo in ginocchio la quarta città della Campania, al quale farà seguito – il 18 aprile – l’udienza penale del processo che potrebbe imprimere una nuova svolta al crac: con la possibile richiesta di ricusazione per il collegio giudicante. Nel mezzo poi anche l’ultima udienza di verifica delle domande per l’ammissione al passivo Dcn – 15 maggio – e la discussione, davanti alla Corte d’Appello di Roma, del ricorso avverso alla sentenza di condanna per Leonardo Lembo, che a settembre 2013 decise di patteggiare per una pena di 4 anni e mezzo. Un percorso tortuoso e intriso di ostacoli – per entrambe le parti – che dovrebbe chiudersi il 23 maggio. Scadenza che, ancora una volta, potrebbe però slittare per effetto della possibile ricusazione. Ipotesi e scenari racchiusi nello spazio di 40 giorni: di quella “Quaresima” di fuoco che, nel bene e nel male, dovrebbe regalare – entro l’estate – almeno una resurrezione. (cf)

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      400. Crac Deiulemar, raid nel regno dei vampiri: sabotati i computer del crac

      Fonte: Metropolis (ed. stampata)

      09 aprile 2014

      Esposto agli agenti di polizia: manomessi i pc degli armatori. Il terrore degli obbligazionisti: «Volevano cancellare tutti i file». La sede centrale della Deiulemar Compagnia di Navigazione era rimasta praticamente chiusa dal mese di novembre 2013, quando i curatori fallimentari effettuarono una «visita» per ragioni professionali. Nel 2014, il «fortino» è stato aperto ufficialmente una sola volta

      i nove imputatiTORRE DEL GRECO – Un nuovo giallo avvolge il crac da 800 milioni di euro della Deiulemar Compagnia di Navigazione. A scrivere l’ennesimo capitolo del libro nero che tiene con il fiato sospeso circa 13.000 obbligazionisti dell’ex banca privata di Torre del Greco è stata direttamente Antonella De Luca, la curatrice fallimentare dell’ex colosso economico della città del corallo pronta a denunciare agli agenti del commissariato di polizia diretto dal primo dirigente Paolo Esposito un misterioso «sabotaggio» avvenuto all’interno del bunker degli armatori-vampiri. Secondo il racconto della professionista chiamata a vigilare e amministrare il «patrimonio » della Deiulemar Compagnia di Navigazione, infatti, ignoti si sarebbero introdotti nella sede centrale di via Tironi e avrebbero manomesso alcuni computer custoditi all’interno degli uffi ci un tempo frequentati dal comandante Giuseppe Lembo e dai fratelli Angelo Della Gatta e Pasquale Della Gatta. La scoperta dell’insolito raid è avvenuta la scorsa settimana, quando alcuni collaboratori della curatrice fallimentare hanno riaperto – a cinque mesi di distanza dall’ultimo «visita» in via Tironi – i locali della Dnc per recuperare alcuni incartamenti: durante l’ispezione della sede centrale – sprovvista di energia elettrica e mai sottoposta a una perquisizione «ufficiale» con relativo inventario dei beni presenti all’interno dell’immobile – i professionisti hanno subito notato che le griglie di alcuni personal computer erano state rimosse e i componenti hardware danneggiati. Una circostanza che ha fatto scattare la denuncia agli agenti del locale commissariato di polizia, pronti a dare il via alle indagini per capire cosa fosse accaduto nella «casa di rappresentanza» della società armatoriale. Le prime indiscrezioni trapelate dagli ambienti investigativi tenderebbero a ridimensionare l’episodio – l’eventuale raid potrebbe essere stato commesso già da tempo – ma la notizia è ugualmente rimbalzata su blog e gruppi Facebook frequentati dalle vittime della «grande truffa» all’ombra del Vesuvio. Scatenando, in poche ore, il timore che la misteriosa irruzione avesse come obiettivo la distruzione di eventuali «dati sensibili » contenuti all’interno delle memorie dei pc. In realtà, al momento dell’insediamento, la curatela fallimentare – secondo le informazioni raccolte dagli investigatori – aveva già provveduto a un back-up di sicurezza di tutti i file proprio per scongiurare il rischio della perdita di eventuali informazioni. Ma i dubbi sul sabotaggio denunciato dalla curatrice fallimentare restano e rischiano di infuocare ulteriormente una fase particolarmente «calda» dello psicodramma in cui sono piombate 13.000 famiglie di risparmiatori. La prossima settimana è in programma, infatti, l’udienza del processo penale in corso a Roma a carico degli armatori – vampiri – secondo il calendario, toccherà alle arringhe difensive dei legali di Angelo Della Gatta e Pasquale Della Gatta: i due fratelli rischiano, secondo la requisitoria del pubblico ministero Paolo D’Ovidio, sedici anni anni di reclusione – nonché il verdetto della corte d’appello di Napoli sul fallimento della società di fatto costituita tra gli esponenti delle tre famiglie fondatrici della Deiulemar Compagnia di Navigazione. A completare il quadro delle date cerchiate in rosso sul «calendario» degli obbligazionisti travolti dal crac dell’ex colosso economico di via Tironi il 23 maggio, il giorno in cui dovrebbe arrivare la sentenza di primo grado per i sette imputati – insieme a Pasquale Della Gatta e Angelo Della Gatta, alla sbarra ci sono Micaela Della Gatta, Lucia Boccia, Maria Luigia Lembo, Giovanna Iuliano e Giuseppe Lembo – accusati di bancarotta fraudolenta e raccolta abusiva del risparmio. Il condizionale è, tuttavia, d’obbligo considerato che il verdetto di primo grado è legato al ricorso presentato dagli avvocati degli armatori-vampiri sull’incompatibilità del giudice Laura Di Girolamo – presidente della quarta sezione penale del tribunale di Roma – già entrata nel merito del crac con la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione inflitta attraverso il patteggiamento a Leonardo Lembo, primogenitodell’unico fondatore della Deiulemar Compagnia di Navigazione rimasto in vita. La questione – già sollevata e bocciata durante la prima udienza del processo penale, con la richiesta di ricusazione del collegio – dovrà ora essere esaminata dalle sezioni unite su decisione della V sezione della cassazione di Roma. In caso di accoglimento del ricorso, non solo l’intero processo penale sarebbe da rifare. (ad)

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        399. Crac Deiulemar, 10 giorni per riscrivere il crac «Puntiamo tutto sulla società di fatto»

        Fonte: Metropolis (ed. stampata)

        06 aprile 2014

        fallimento pilotatoTORRE DEL GRECO – «E’ inutile nascondersi, il fallimento della società di fatto è il provvedimento che può dare una svolta al dramma generato dal crac della Deiulemar Compagnia di Navigazione». A 24 ore dal provvedimento con il quale il tribunale delle imprese ha confermato il sequestro delle società indirettamente riconducibili alle famiglie Della Gatta, Lembo e Iuliano, è scolpita nelle parole dell’avvocato Antonio Cardella – rappresentante del comitato della Dcn – l’ultima, decisiva sfida dell’infinita «guerra giudiziaria» che tiene con il fiato sospeso una città intera. Un messaggio chiaro che arriva a meno di 10 giorni dall’udienza del 16 aprile, il giorno in cui la Corte d’Appello di Napoli sarà chiamata ad esprimersi sul reclamo presentato dai legali degli armatori contro la sentenza di fallimento della società di fatto emessa dal tribunale di Torre Annunziata nell’estate 2013. Un obiettivo «fondamentale» per i legali chiamati a difendere i 13mila risparmiatori di Torre del Greco, specie alla luce degli effetti che l’eventuale conferma del fallimento potrebbe generare sul crac da 800 milioni di euro. «E’ inutile nascondere che la decisione della Corte d’Appello sul fallimento della società di fatto rappresenta un passaggio fondamentale della nostra battaglia – sottolinea l’avvocato Antonio Cardella -. Solo con la conferma del fallimento dei singoli imprenditori potremmo avere accesso ai beni direttamente riconducibili agli armatori, riuscendo a dare ristoro quasi totale alle vittime travolte dal crac dell’impresa armatoriale». Una prospettiva rosea per gli obbligazionisti, sollevati, venerdì pomeriggio, anche dal peso di veder sfumato il maxisequestro da 40 milioni «revocato» per questioni «procedurali», come sottolineato in queste settimane dai vertici del comitato dei creditori della Dcn. «Il provvedimento di sequestro emesso per le imprese italiane ed estere indirettamente riconducibili alle famiglie Della Gatta Lembo e Iuliano rappresenta un’iniezione di fiducia importante in vista dei prossimi, importanti appuntamenti – sottolinea. Sapevamo che si trattava di una semplice questione di competenze ed eravamo sicuri che la vicenda si sarebbe chiusa in maniera positiva per gli obbligazionisti. La strada intrapresa è quella giusta». Il modo migliore per prepararsi alla sentenza sulla società di fatto: quello che avvocati e risparmiatori considerano il vero passaggio chiave della battaglia per il recupero dei risparmi investiti nell’ex «banca privata » di Torre del Greco.

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          398. Crac Deiulemar, assalto ai «tesori» dei vampiri. Blindati i beni delle 3 famiglie

          Fonte: Metropolis (ed. stampata)

          05 aprile 2014

          Nuovo sequestro del tribunale delle imprese di Napoli. Così le società italiane e straniere non saranno «toccate». Sospiro di sollievo per i risparmiatori, sotto chiave circa cento milioni di euro

          metropolis-231113TORRE DEL GRECO – Arriva direttamente da Napoli la notizia destinata a fare tirare un sospiro di sollievo alle 13.000 «vittime» del crac della Deiulemar Compagnia di Navigazione: a un mese dalla «doccia gelata» sotto forma di dissequestro di beni – deciso per incompetenza dal tribunale di Torre Annunziata – per le tre famiglie della società di fatto, arriva un nuovo sequestro giudiziario per il tesoro immobiliare e le società italiane e estere riconducibili all’ex colosso economico di via Tironi. A emettere il provvedimento – secondo una nota diramata dal comitato dei creditori della società armatoriale fallita nel maggio di due anni fa – è stato il tribunale delle imprese di Napoli, a cui è stata indirizzata una nuova richiesta di sequestro dei beni fino alla concorrenza di 100 milioni di euro dopo che gli stessi erano stati dissequestrati dal tribunale di Torre Annunziata, dichiaratosi incompetente sull’argomento. «Tale richiesta e tale emissione di provvedimento – si legge in una nota firmata dai cinque componenti del comitato dei creditori della Deiulemar Compagnia di Navigazione – scaturiscono dalla necessità di evitare che sino alla data del 29 aprile (quando è fissata l’udienza per esaminare la richiesta formulata dalla curatela fallimentare della società di fatto, ndr) potessero essere sostituiti gli attuali amministratori, lasciando ai
          nuovi la disponibilità delle stesse società» nonché per evitare che fossero posti «in essere azioni potenzialmente pregiudizievoli per i creditori fallimentari». Il tribunale delle imprese – sempre da ciò che riferisce il comitato dei creditori – ha nominato come custode giudiziario il professore Andrea Amatucci. Per le vittime del grande crac sotto il Vesuvio una buona notizia: non a caso, la questione del sequestro dei beni riconducibili alle tre famiglie Della Gatta, Iuliano e Lembo era stata particolarmente dibattuta durante l’incontro pubblico presso la tenda geodetica di palazzo La Salle organizzato per fare il punto su una vicenda che tiene la città con il fi ato sospeso da due anni.

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