498. Crac Deiulemar, il tribunale: si al risarcimento

Fonte: Il Mattino

24 aprile 2015

foto manifestantiTORRE DEL GRECO – Gli obbligazionisti della Deiulemar tirano un sospiro di sollievo. Il tribunale di Torre Annunziata ha infatti respinto il ricorso presentato da uno degli avvocati degli armatori, ricorso col quale si chiedeva l’esclusione della curatela fallimentare della Compagnia di Navigazione (e quindi dei tredicimila risparmiatori che nei «bond» della società di via Tironi hanno investito oltre 720 milioni di euro) dalla procedura fallimentare della società di fatto. Una decisione, quella del giudice Vincenzo Del Sorbo, che riapre le porte del possibile recupero dei soldi investiti: alla società di fatto ritenuta costituita dall’ex amministratore unico della Deiulemar Compagnia di Navigazione, Michele Iuliano, dagli otto armatori condannati in primo grado per il crac multimilionario (i fratelli Pasquale, Angelo e Micaela Della Gatta; la loro madre Lucia Boccia; la moglie del “capitano” Iuliano, Maria Luigia Lembo; la loro figlia Giovanna Iuliano; l’unico fondatore del gruppo ancora in vita, Giuseppe Lembo; il figlio Leonardo, unico condannato in via definitiva a quattro anni e mezzo con patteggiamento) sono legate – stando anche agli avvocati degli obbligazionisti – buona parte delle chance dei risparmiatori di rivedere i soldi investiti. Il ricorso respinto era stato presentato da uno dei legali degli armatori che, non pagato dal proprio assistito era diventato un creditore della società di fatto. Sulla possibilità della curatela fallimentare della Deiulemar Compagnia di Navigazione di “attaccare” il passivo della società di fatto pende un analogo reclamo, presentato stavolta da una creditrice, anche se alla luce della sentenza di ieri è facile ipotizzare che anche in questo caso non verrà accolto. L’attenzione passa ora alla decisione della Cassazione, chiamata da tempo a valutare l’istanza degli armatori sull’inammissibilità della stessa società di fatto e quindi della successiva dichiarazione di fallimento. “Siamo soddisfatti della decisione del tribuna e di Torre Annunziata – fa sapere Giovanni, uno dei rappresentanti degli obbligazionisti – ma ora siamo stanchi di aspettare. A maggio saranno tre gli anni dal fallimento e ancora non abbia mo visto un euro dei nostri soldi. Sappiamo che bisogna attendere i tempi della giustizia, ma è anche vero che anche noi risparmiatori meritiamo l’attenzione dovuta. Un’attenzione che una parte dei tredicimila risparmiatori interessati dal crac che ha portato via oltre 720 milioni di euro, ha chiesto in diretta mercoledì mattina, nel corso del programma Mi Manda Raitre” dedicato proprio alla vicenda del fallimento Deiulemar. Le telecamere della popolare trasmissione della televisione di Stato sono state proprio a Torre del Greco per ascoltare alcuni risparmiatori e girare le immagini in alcuni dei “luoghi simbolo” della vicenda, a cominciare dalla sede di traversa Vittorio Veneto dove avveniva la raccolta dei soldi con l’acquisto delle presunte obbligazioni. Successivamente sono stati ascoltati alcuni avvocati dei risparmiatori e uno dei curatori fallimentari della società di fatto, Antonio De Notaristefano di Vastogirardi. Sulla sentenza di ieri interviene anche il rappresentante dell’Unione consumatori, Antonio Cardella: “L’ennesimo risultato positivo per gli obbligazionisti, i quali, ancora una volta, benché qualcuno sia di avviso diverso e ritenga che i titoli in possesso dei risparmiatori siano da considerarsi carta straccia, sono stati riconosciuti legittimi creditori. Un altro importante tassello aggiunto ad un mosaico che appare sempre più delineato e che ci auguriamo possa essere completato quanto prima. Ora non resta che attendere la sentenza della Cassazione sulla conferma della società di fatto. Nelle more, però, la curatela della società di fatto continua il suo lavoro di capitalizzazione che, allo stato può essere quantifica to in circa 60 milioni di euro”.

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    497. Crac Deiulemar, respinto il ricorso anti-obbligazionisti per la società di fatto dei «vampiri»

    Fonte: MetropolisWeb

    23 aprile 2015

    i nove imputatiTORRE DEL GRECO – Gli obbligazionisti della Deiulemar Compagnia di Navigazione possono tirare un sospiro di sollievo. In attesa delle nuove battaglie per recuperare il tesoro da 800 milioni di euro sparito nel nulla insieme all’ex colosso economico di via Tironi, i giudici del tribunale civile di Torre Annunziata cancellano l’ombra allungata sul ricorso presentato dall’avvocato Angelo Scala – docente universitario – avverso l’ammissione delle 13.000 famiglie di risparmiatori al fallimento della società di fatto costituita dagli armatori-vampiri. Una notizia particolarmente attesa dalle vittime del crac della «Parmalat del mare» perché adesso potrebbe spalancare le porte all’assalto ai beni personali delle famiglie Della Gatta-Iuliano-Lembo, fondatrici dell’ex banca privata di Torre del Greco.

     

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      496. Crac Deiulemar, la beffa dopo il danno: risparmiatrice a processo dopo la denuncia dell’armatore

      Fonte: MetropolisWeb

      19 aprile 2015

      DEIULEMAR[_Public_NotizieTORRE DEL GRECO – Il danno in aggiunta alla beffa. Non bastavano i guai provocati dal fallimento della Deiulemar Compagnia di Navigazione, ora una «focosa» risparmiatrice travolta dal crac da 800 milioni di euro della «Parmalat del Mare» dovrà comparire davanti al giudice di pace di Torre Annunziata per rispondere delle accuse di minacce e percosse. Capi d’imputazione innescati da una denuncia di Angelo Della Gatta – uno degli armatori-vampiri, condannato in primo grado a 17 anni e due mesi di carcere per bancarotta fraudolenta – all’indomani di un’aggressione avvenuta davanti alla caserma dei carabinieri. I fatti risalgono al 16 luglio del 2014, quando L.V. – obbligazionista dell’ex colosso economico di via Tironi – avvistò in via Circonvallazione il responsabile dei suoi guai finanziari: la donna prima insultò e strattonò Angelo Della Gatta, poi mollò all’armatore un paio di schiaffi. Un episodio che Angelo Della Gatta denunciò successivamente ai carabinieri, raccontando di essere avvicinato e minacciato da una sconosciuta: «Sei ancora a Torre del Greco, devi fare una brutta fine – le parole che, secondo il racconto dell’armatore, sarebbero state pronunciate dalla donna –. Se non ci restituite i soldi, vi faccio vedere cosa succede». Una denuncia capace di trascinare L.V. davanti al giudice di pace per rispondere delle accuse di percosse e minacce. Accuse nate da un impeto di rabbia che hanno trasformato il principale artefice – insieme al fratello Pasquale Della Gatta, ugualmente condannato in primo grado a 17 anni e due mesi di reclusione – del tracollo economico di un’intera città in un’innocente vittima della «furia» di una risparmiatrice.

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        495. Deiulemar, il crac che non fa rumore: in un dossier a Mattarella tutte le ombre del fallimento

        Fonte: MetropolisWeb

        09 aprile 2015

        MARCIA_PROTESTA_DEIULEMAR_TDGTORRE DEL GRECO – Cosa non ha funzionato nei sistemi di controllo?  Chi ha chiuso un occhio, anzi entrambi, consentendo alla Deiulemar Compagnia di Navigazione di continuare la raccolta di risparmio? Perché sono state ignorate le segnalazioni inoltrate alla Banca di Italia? Perché la Procura di Torre Annunziata nel 2000 e nel 2002 ha archiviato le inchieste? Sono i principali interrogativi rilanciati dalle vittime della «Parmalat del mare» a Torre del Greco alle massime cariche istituzionali dello Stato. Dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al premier Matteo Renzi, passando per mister anti-corruzione Raffaele Cantone al consiglio superiore della magistratura: dubbi e ombre messi nero su bianco in un esposto-denuncia costruito intorno a «un crac che non fa rumore». Un’ulteriore anomalia tra i mille gialli del dramma economico-sociale all’ombra del Vesuvio, considerati i numeri del fallimento: 800 milioni di euro e circa 13.000 famiglie di risparmiatori mandate gambe all’aria. «Senza che nessuno abbia fino a oggi seriamente mosso un dito per capire cosa c’è davvero la nostra sciagura», la rabbia degli obbligazionisti traditi dalle famiglie Della Gatta-Iuliano-Lembo a capo dell’ex banca privata della città del corallo. Una banca privata capace di fare sparire dal territorio un vero e proprio tesoro, attraverso una serie di spregiudicate operazioni finanziarie messe in campo in tutta Europa e non solo: «Mentre la Deiulemar Compagnia di Navigazione da un lato raccoglieva il risparmio – si legge nell’esposto-denuncia – dall’altro provvedeva a dismettere tutti i suoi beni». Il classico giochetto delle scatole cinesi, portato avanti sotto gli occhi di tutti e a dispetto delle prime segnalazioni – scattate a partire dal 2000 – agli organi di controllo. Denunce puntualmente ignorate: « Né il collegio sindacale, né la società di revisione Kpmg, né la Consob, né le banche italiane e le loro filiali estere – la rabbia delle vittime del grande crac – si sono accorti di nulla. Nessuno ha effettuato segnalazioni di operazioni sospette, nonostante il fiume di danaro che circolava nel sistema bancario italiano e estero». Un fiume che oggi – archiviato il processo di primo grado agli armatori-vampiri con condanne per complessivi 96 anni di galera per bancarotta fraudolenta – sembra improvvisamente sparito nel nulla. Senza lasciare traccia. E soprattutto lasciando a secco (e nella disperazione) circa 13.000 famiglie che avevano investito i propri risparmi nel fiore all’occhiello dell’imprenditoria armatoriale di Torre del Greco. Di qui, i dubbi e gli interrogativi rilanciati attraverso l’esposto-denuncia alle massime cariche istituzionali dello Stato: «Per fare piena luce sulla torbida vicenda della Deiulemar Compagnia di Navigazione – conclude l’accorata missiva dei risparmiatori – gli obbligazionisti chiedono alle istituzioni, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze, di attivarsi concretamente e con tutti i mezzi disponibili affinché emergano tutte le responsabilità e tutti i colpevoli vengano assicurati alla giustizia. Poco o nulla si sa delle attività che stanno svolgendo i curatori dei vari fallimenti. Sono stati sottoposti a sequestro vari beni e trust riconducibili ai falliti, ma fino a oggi non ci è dato sapere cosa contengono e il valore dei beni già appresi al fallimento e quelli sequestrati. A tre anni di distanza dal primo fallimento ancora non è dato sapere se e quanto verrà recuperato e nel frattempo noi moriamo e con noi le città di Torre del Greco e Monte di Procida, mentre i presunti responsabili continuano a vivere nella loro agiatezza: per loro non è cambiato niente».

        Per visualizzare l’esposto Deiulemar clicca QUI

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          494. Matachione, Della Gatta e la foto hot per incastrare il colonnello della guardia di finanza

          Fonte: MetropolisWeb

          03 aprile 2015

          matachioneTORRE DEL GRECO – La moglie del colonnello della guardia di finanza era particolarmente gelosa. D’altronde, Fabrizio Giaccone – all’epoca dei fatti alla guida della compagnia di Torre Annunziata – era un uomo capace di non passare inosservato. il fascino della divisa, poi, contribuiva a rendere il militare delle fiamme gialle una «preda» appetibile per donne di tutte le età. Era, dunque, naturale la forte «apprensione» per il viaggio di piacere organizzato insieme a due noti «amanti della bella vita» come Nazario Matachione e Angelo Della Gatta: «Fosse stato per lei – racconta il «re delle farmacie» al pubblico ministero Henry John Woodcock e alla collega Celestina Carrano, impegnati a fare piena luce sullo scandalo corruzione in Regione Campania per i permessi a orologeria distribuiti nel settore farmaceutico – avrebbe accompagnato il marito fino al portellone dell’aereo». Dovevano andare a Marrakech, i tre «amici». Da soli, proprio per evitare eventuali malumori alla consorte dell’alto ufficiale della guardia di finanza. Invece, Angelo Della Gatta aveva pianificato tutto: la destinazione finale, in realtà, era Malta – l’isola del «tesoro» per gli armatori-vampiri della Deiulemar Compagnia di Navigazione, l’isola dei trust contesi dai risparmiatori «traditi» dal fallimento da 800 milioni di euro dell’ex colosso economico di via Tironi – e a bordo, in extremis, saltarono «al volo» tre splendide fanciulle. Tutto pagato dal futuro compagno di Maria Palomba, all’epoca già in rotta con l’ex patron del Savoia: «Mi sono sentito anche a disagio e fortunatamente sono uno…», il malcelato imbarazzo di Nazario Matachione agli investigatori, durante l’interrogatorio-bis del 16 febbraio. Il piano, evidentemente, era stato preparato a puntino. Perché una volta sbarcati sull’isola, successe qualcosa di strano per tre uomini impegnati che si concedono una vacanza di piacere in compagnia di tre amiche occasionali: «A un certo punto – racconta l’ex marito di Lady M., oggi compagna di Angelo Della Gatta – vidi uno di questi qua che faceva una foto a Fabrizio Giaccone. Io mi sono completamente impressionato, ma lui disse che era uno scherzo. Era un gioco». Un gioco di cui Nazario Matachione non rivela le ragioni, così come oscura – al momento – resta l’immagine impressa sulla foto scattata a Malta al colonnello della guardia di finanza, l’autorità giudiziaria chiamata a indagare sulle crepe della «Parmalat del mare» di Torre del Greco: «Fabrizio Giaccone – si limita a sottolineare l’ex patron del Savoia, fresco di revoca dell’obbligo di dimora a Napoli e immediatamente tornato a Torre Annunziata, dove è stato accolto come un reuccio di paese tra brindisi e cori da stadio – era sicuramente venuto in buona fede, perché di Deiulemar fino a che successe il crac a dicembre andavano… portavano questo… lui non mi ha mai parlato di queste indagini». Eppure quella foto «anomala» insospettì l’indagato eccellente dell’inchiesta recentemente chiusa da Henry John Woodcock e Celestina Carrano: «Quando stavo là, ci fu questa fotografia – prosegue il verbale dell’interrogatorio-bis – e io già la dissi: ma tu sei pazzo a fare una fotografia». Già, perché la gelosia della moglie di Fabrizio Giaccone era nota e un eventuale scatto equivoco avrebbe potuto scatenare un putiferio. Non a caso, già il mattino successivo Nazario Matachione cercò di scrivere la parola fine all’incidente di percorso: «Mi svegliai che volevo parlare con lui, ma non ci stava – racconta agli inquirenti –. Alle otto del mattino già non ci stava: la ragazza stava sola, perché Fabrizio Giaccone aveva la camera da solo. Era contrariato, essendo una persona molto delicata». Una circostanza talmente imbarazzante da convincere il «re delle farmacie» a tagliare la corda: «Litigai con Angelo Della Gatta che mi fece il biglietto di ritorno – si legge nel verbale –. Gli dissi: tu rimani con Fabrizio, io me ne vado perché non vorrei che domani mattina di questa vicenda…». Tuttavia, in pochi minuti, i due «amici» fecero pace e l’aereo partì senza Nazario Matachione a bordo: «Fortunatamente non ho mai fatto disdetta e, quindi, ci sarà pure prova di questo biglietto aereo fatto per tornare prima». Ma perché il cambio di programma da Marrakech a Malta? Perché le tre ragazze, conoscendo il carattere diffidente della moglie del colonnello della guardia di finanza? Perché la foto capace di mandare su tutte le furie perfino Nazario Matachione? Interrogativi a cui Henry John Woodcock cerca una risposta in modo secco e diretto: «Lei sa se i Della Gatta hanno degli interessi economici a Malta? Cioè, sa se avevano investito dei soldi lì?». Sibillina la risposta di Nazario Matachione: «Le due mattine seguenti lui non ci stava con noi a colazione, andava sempre in giro, diciamo per lavoro. Non so». Insomma, a Torre del Greco, il crac della Deiulemar Compagnia di Navigazione sembrava così lontano a Torre del Greco. Ma a Malta già c’era un’agitazione particolarmente sospetta.

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