474. Comitato dei Creditori – Comunicato n. 49

Fonte: Comitato dei Creditori

05 dicembre 2014

COMITATO DEI CREDITORI
FALLIMENTO DEIULEMAR COMPAGNIA DI NAVIGAZIONE S.p.A.
COMUNICATO N° 49

il-comitato-dei-creditoriRelativamente al procedimento iscritto al n. 1352 Ruolo Generale dell’anno 2014, avente ad oggetto il RECLAMO avverso l’ordinanza emessa dal Giudice Monocratico del Tribunale di Torre Annunziata del 24.02.14 (proc. N. R.G. 2251/2013), proposto con ricorso depositato in data 11.03.2014, il Collegio giudicante dello stesso Tribunale sciolta la riservata di cui all’udienza del 05.11.14, emetteva la seguente ORDINANZA:

P. Q. M.

il Tribunale:
– conferma che il conto personale/professionale dell’avv. ******** (n. ****** acceso presso la Banca ****** – filiale di *********) non è più oggetto del presente provvedimento perché già escluso dal sequestro–

- conferma la cessazione della materia del contendere nei confronti della Esperia Trust Company, trustee del Trust Gilupami, per avvenuto componimento stragiudiziale come dichiarato dal ricorrente Fallimento–

- revoca il sequestro conservativo concesso con il decreto inaudita altera parte del 25.9.2013 (dott. Di Lorenzo), così come mantenuto dal provvedimento presidenziale del 16.9.2014 che sospendeva l’efficacia dell’ordinanza del 24.2.2014 (dott. Diana) con cui veniva dichiara l’incompetenza in favore del Tribunale delle Imprese di Napoli. Per l’effetto ordina l’immediata restituzione agli aventi diritto, di tutti i beni appresi in esecuzione del predetto sequestro conservativo—

- conferma nel resto il decreto inaudita altera parte del 25.9.2013 e segnatamente conferma il sequestro giudiziario così come ivi concesso—

- assegna gg. 60 dalla comunicazione per l’instaurazione del giudizio di merito—

- spese al definitivo.

Si comunichi.

Così deciso in Torre Annunziata, addì 26.11.2014

IL PRESIDENTE EST.

(Per visionare il documento completo oggetto del presente comunicato clicca QUI)

Relativamente alla non concessione del Sequestro conservativo, il Collegio così motivava: Si è già dato conto del fatto che appare allo stato (e salvo miglior approfondito che sarà effettuato nella fase di merito) è difficile ritenere il concorso dell’extraneus nei fatti di bancarotta ipoteticamente addebitabili ai falliti (soprattutto laddove gli stessi sono rimasti del tutto estranei al procedimento penale).
Ed anche laddove ci si dovesse limitare a profili civilistici di responsabilità dei soci-amministratori della SDF, è del pari estremamente difficile (almeno allo stato) ipotizzare un concorso di soggetti estranei alla gestione ed alla titolarità della SDF, dovendosi pervenire a dimostrare che essi non solo e non tanto siano stati coscienti del danno che andava arrecandosi ai creditori sociali, ma che si siano attivati adoperati nella causazione di quel danno e – soprattutto – che la loro condotta abbia arrecato danni ulteriori rispetto alla sottrazione dei beni che essi sono comunque chiamati a restituire (il parallelo va fatto con l’acquirente di un bene da parte dell’imprenditore in crisi. In caso di fallimento l’acquisto sarà se del caso assoggettato a revocatoria: ma il terzo è partecipe solo di quell’acquisto e oltre alla sottrazione di quel bene non si comprende quale danno ulteriore possa aver provocato ai creditori del fallito). Relativamente alla concessione del sequestro giudiziario: Per quel che concerne invece l’individuazione delle norme imperative cui il trust non può derogare (pena la nullità), tralasciando qui l’ipotesi del contratto in frode alla legge (che non si individua nella fattispecie), va verificato se i trust qui in esame corrispondano o meno ai requisiti minimi che sono richiesti per il loro riconoscimento. All’uopo dall’1.1.1992 occorre far riferimento alla Convenzione dell’Aja dell’1.7.85 ratificata con L. 364/89. Per tale normativa, come costantemente e pacificamente interpretata, l’effetto principale (ed ineliminabile) di un Trust è la segregazione patrimoniale dei beni ivi conferiti, e ciò sia rispetto ai creditori del disponente che rispetto a quelli del trustee. Tale effetto non è rinunciabile in alcun modo e costituisce un requisito se non addirittura l’essenza stessa di un trust (né è inficiato dalla possibilità, che deve essere minimale e ben delimitata, del riconoscimento di alcune prerogative in capo al disponente). Pertanto, un trust che non abbia tale indispensabile requisito non solo è nullo, ma addirittura inesistente, costituendo quello che in gergo viene chiamato uno sham trust. Orbene, nella fattispecie in esame, alla luce delle indagini della G.d.F. e della documentazione esibita a corredo della richiesta di sequestro, appare evidente che tutti i trust resistenti non realizzano tale effetto di segregazione, ma permangono sotto il controllo dei soci della fallita SDF, sia pure mediato dai fittizi atti dispositivi/intestazioni effettuati dai vari disponenti, parenti stretti dei falliti. Tale constatazione (anche se andrà ulteriormente approfondita nella fase di merito) appare ulteriormente evidente alla luce delle seguenti considerazioni:

- i trust in questione vedono come disponenti persone in vario modo contigue (per lo più parenti stretti) dei soci falliti e le indagini patrimoniali svolte sulle stesse evidenziano una situazione patrimoniale di sostanziale impossidenza, tale da non giustificare in alcun modo, il possesso delle rilevantissime attività economiche confluite nei trust;

- anche nell’ambito penale il Tribunale di Roma ha accertato che i trust qui resistenti sono tutti riconducibili alle persone dei soci della SDF, motivando proprio in tal senso il sequestro penale (che è stato in seguito revocato sulla base di presupposti diversi, fondati in massima parte sulla costatazione dell’azione espletata dal Fallimento per ottenere il sequestro in sede civile;

- per risolvere la situazione di crisi i soci della SDF hanno proposto concordato nel quale mettevano a disposizione proprio i beni conferiti in trust, e ciò costituisce la riprova che di quei beni essi conservavano la piena gestione ed avevano il potere di disporne come meglio ritenuto opportuno.

Con il che appare evidente che il sequestro giudiziario concesso inaudita altera parte va integralmente confermato (con le eccezioni dei beni per cui è cessata la materia del contendere per intervenuta transazione).
In riferimento alla Giurisdizione del Giudice italiano: Il difetto di giurisdizione del giudice italiano è stato variamente eccepito ed è stato poi ritenuto dal Tribunale delle Imprese, in composizione monocratica.
Tale conclusione (invero non ripresa dal Tribunale delle Imprese in sede di reclamo) non può essere condivisa in alcun modo. Pertanto sussiste all’evidenza la giurisdizione italiana, a norma del Regolamento CE 44/2001(concernente la competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale).
Relativamente alla Competenza del Tribunale delle Imprese: Tale decisione non può essere condivisa (come già ritenuto dal Tribunale delle Imprese in sede di reclamo, sia pure quale obiter dictum).
Innanzitutto va evidenziato che per la SDF, non essendo società di capitali, non può sussistere alcuna competenza del c.d. Tribunale delle Imprese…
Considerato la complessità delle materie affrontate dal su-indicato Collegio, si è ritenuto di allegare alcuni stralci della stessa Ordinanza, almeno sulle questioni che più direttamente interessano i tanti creditori e soprattutto i risparmiatori del fallimento Deiulemar S.p.A.. Allo stato, al di là delle differenze tecniche-giuridiche tra il sequestro giudiziario e conservativo, i beni già precedentemente oggetto dei due tipi di sequestro, restano sottoposti al primo, sino a sentenza del giudizio di merito da instaurare nei termini di cui al precedente PQM.

Torre del Greco, 05.12.2014

I componenti
Formicola Lucia
Di Meglio Norberto
Avv. Antonio Amato

Il componente autorizzato ai comunicati
Avv. Antonio Cardella

Il Presidente
Avv. Giuseppe Colapietro

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    473. Crac Deiulemar, revocato sequestro. La competenza è dei giudici torresi

    Fonte: La Torre 1905

    05 dicembre 2014

    i nove imputatiTORRE DEL GRECO – Il giudice Del Sorbo del Tribunale di Torre Annunziata ha sciolto la riserva. Ha confermato la giurisdizione italiana e ha anche confermato che il processo e relativo sequestro giudiziario dei beni Deiulemar (del valore di circa 500 milioni di euro) è di competenza dei giudici di Torre Annunziata e non del Tribunale delle Imprese di Napoli, ma, al contempo, ha revocato il sequestro conservativo: riferito ai terzi non direttamente riconducibili alla società armatrice. Il 5 febbraio è fissato il nuovo appuntamento in cui i giudici entreranno nel merito del sequestro . Piena soddisfazione da parte del componente del Comitato dei Creditori Deiulemar, l’avvocato Antonello Amato: “Una buona notizia. Almeno sappiamo finalmente di chi è la competenza nella questione dei sequestri”. La vicenda della Deiulemar Società di fatto, si riferisce al sequestro dei beni mobili, immobili, crediti, quote, partecipazioni, fino alla concorrenza della somma di 500 milioni di euro appartenente alle tre famiglie di armatori torresi. La storia di questi beni da sequestrare va avanti da parecchio ormai. Tutto era nato dalla richiesta di restituzione di fondi esteri avanzata da alcuni indagati. Ovvero, la restituzione dei fondi esteri contenuti in un conto corrente gestito da una banca francese. Di qui la richiesta a un’agenzia con base a Milano e la segnalazione dell’istituto di credito ai magistrati che ha spinto i giudici ad emettere il maxi provvedimento di sequestro conservativo per evitare che gli indagati potessero usufruire dei fondi esteri. Ma prima ancora, e siamo a marzo, il tribunale di Torre Annunziata decise di revocare i sequestri effettuati, dichiarandosi incompetente e dirottando la decisione al Tribunale delle Imprese. Poi il ricorso della curatela fallimentare della società di fatto e la decisione del giudice D’Ambrosio, ad aprile, di sequestrare le imprese riconducibili alle famiglie degli armatori. Seguito, poi, dalla decisione del tribunale delle imprese di pronunciarsi contro il sequestro dei beni. Di qui la decisione di fare ricorso da parte dei legali dei tanti obbligazionisti che hanno investito nella società armatoriale torrese la bellezza di poco più di 700 milioni di euro. Sempre per l’universo Deiulemar, il parlamentare 5 Stelle, Luigi Gallo, fa sapere tramite il suo profilo Facebook di aver scritto alla commissione Finanze e Tesoro del Senato per segnalare la questione che interessa migliaia di cittadini. Infatti, scrive: “Da portavoci dei cittadini abbiamo scritto al presidente e ai membri della commissione Finanze e Tesoro semplicemente per chiedere di ascoltare i cittadini torresi che hanno presentato una petizione al Senato. Ora – conclude – 13000 risparmiatori se vogliono supportare la nostra azione scrivano una lettera alla Commissione Finanze del Senato”.

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      472. Crac Deiulemar, processo: proteste e malori tra gli obbligazionisti

      Fonte: La Torre 1905

      21 novembre 2014

      mn luciana della gattaTORRE DEL GRECO – Proteste e malori tra gli obbligazionisti all’udienza di ieri per l’opposizione allo stato passivo. Ieri mattina presso il Tribunale di Torre Annunziata, sezione fallimentare (ex Salesiani), si è svolta l’ultima udienza per l’opposizione allo stato passivo promossa da alcuni creditori e mirata ad impugnare l’ammissione della Curatela della Deiulemar Compagnia di Navigazione Spa nel passivo del fallimento della Società di fatto. Al di fuori del tribunale un obbligazionista proveniente dalla città di Monte di Procida si è sentito male. Il clima era rovente e la tensione era altissima tra i tanti obbligazionisti accorsi fuori alla sezione fallimentare di Torre Annunziata per gridare la loro sete di “giustizia”. A tal proposito, l’avvocato Antonello Amato, componente del Comitato degli obbligazionisti, ha dichiarato che “sono lamentele legittime quelle fatte dai risparmiatori Deiulemar contro le lungaggini della giustizia”. Durante le fasi concitate della protesta, un obbligazionista ha avuto un mancamento, probabilmente un abbassamento di pressione, e subito è stata chiamata un ambulanza per trasportare il malcapitato al più vicino ospedale per i dovuti controlli, dopo i quali è stato prontamente dimesso. Passando, poi, alla mera cronaca dell’udienza di ieri, è da dire che durante le fasi del dibattimento è stato presentato un fascicolo con nuovi elementi da parte dei legali degli obbligazionisti. Questo nuovo fascicolo, insieme ad altri documenti, sarà esame di discussione durante la riunione tra le parti prevista per il 19 dicembre. Mentre, il 5 febbraio ci dovrebbe essere l’ultima udienza relativa all’opposizione allo stato passivo e dopo qualche giorno potrebbe essere letta la sentenza da parte del giudice della sezione fallimentare di Torre Annunziata. Ricordiamo che, tra le motivazioni che hanno spinto gli opponenti ad impugnare il provvedimento di ammissione è la presunta irregolarità di gran parte dei titoli obbligazionari e quindi la nullità degli stessi. Secondo la tesi degli opponenti i Curatori della Deiulemar Compagnia di Navigazione hanno indebitamente ammesso nel passivo fallimentare titoli irregolari che, non rappresentando crediti nei confronti della stessa società, devono quindi essere scorporati dalla richiesta d’indennizzo presentata dagli obbligazionisti. Per finire, lunedì o martedì, secondo indiscrezioni, potrebbe esserci l’appuntamento risolutivo per migliaia di obbligazionisti che aspettano notizie sul sequestro conservativo da 500 milioni di euro a danno degli armatori della Deiulemar.

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        471. Crac Deiulemar, valanga di serrande abbassate: il «grande crac» affonda il commercio

        Fonte: MetropolisWeb

        19 novembre 2014

        deiulemariuoli-manifesto-in-galeraTORRE DEL GRECO – La crisi nella crisi. Il danno provocato dal dramma che ha travolto 13.000 famiglie di risparmiatori della Deiulemar Compagnia di Navigazione – fallita a maggio del 2012 – in aggiunta alle difficoltà economiche nazionali. Così è boom di saracinesche chiuse a Torre del Greco. Un numero di commercianti sempre maggiore decide di «chiudere bottega» e abbassare per l’ultima volta una serranda rimasta aperta per anni, rappresentando fonte di lavoro e guadagni. La situazione critica del commercio all’ombra del Vesuvio rivela che sempre più negozianti prendono la drastica decisione di cessare le proprie attività. Come conferma il presidente della locale sezione dell’Ascom, Giulio Esposito: «Il crac della Deiulemar – osserva il titolare della macelleria di corso Vittorio Emanuele – ha sottratto una grande quantità di ricchezza alla città: circa 30 milioni di utile che i residenti-investitori spendevano sul territorio. I primi a subire i contraccolpi del fallimento della flotta navale sono state le attività marginali. La soluzione per la stragrande parte degli esercenti è stata licenziare il personale e gestire le proprie attività in famiglia». Una soluzione che ha contribuito a impoverire il territorio, costantemente alle prese con difficoltà sconosciute fino al tracollo della «banca privata» di Torre del Greco: «Sono essenzialmente tre i motivi per cui gli imprenditori chiudono le proprie attività – prosegue Giulio Esposito – in primis, una pesante riduzione degli acquisti da parte dei cittadini e poi la forte pressione fiscale e il caro affitto. La sensazione è che il tunnel sia ancora lungo e che negli anni a venire la situazione potrebbe essere perfino peggio». E infatti, basta fare un giro per le strade principali della città del corallo per capire che di oro rosso ce n’è davvero poco. Tutt’al più polvere, calcinacci e ruspe impegnate nei lavori di restauro del centro storico, proprio fuori le varie attività commerciali. Al di là della crisi economica globale, la città che splendeva di negozi, boutique, case dell’artigianato, ha subito una grave perdita anche legata alle difficoltà della marineria locale, fiore all’occhiello d’Italia, con conseguenze che hanno portato quasi al baratro una delle più belle e importanti economie mondiali. Di fatto, dopo il crac da 800 milioni di euro dell’ex colosso armatoriale, la città ai piedi del Vesuvio non è più la stessa. Tra i tanti risparmiatori e creditori degli armatori c’erano, appunto, numerosi commercianti che adesso, tra le tante difficoltà legate alla propria attività, devono anche affrontare la ridotta possibilità dei cittadini colpiti dall’imponente dramma disoccupazione. Ma a mettere a dura prova la pazienza dei commercianti c’è l’aggravante dei cantieri-lumaca. Il progetto che dovrebbe apportare migliorie al momento è solo motivo di caos che poco incentiva lo shopping: traffico, mancanza di mezzi di trasporto pubblico e parcheggi solo a pagamento, non sono certamente un biglietto da visita invitante per potenziali clienti. E sono proprio i commercianti a chiedere la velocizzazione dei lavori avviati, rispettando le date previste per la chiusura dei cantieri stradali per cercare di arginare durante le festività natalizie l’emorragia di affari.

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          470. Crac Deiulemar, l’urlo degli obbligazionisti: «Vampiri, ridateci i soldi» | VIDEO

          Fonte: MetropolisWeb

          18 novembre 2014

          TORRE DEL GRECO – Crac Deiulemar, l’urlo degli obbligazionisti: «Vampiri, ridateci i soldi». La rabbia sfila per le strade di Torre del Greco. «I nostri soldi erano già spariti 20 anni fa, chi doveva controllare non l’ha fatto» | VIDEO.

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