472. Crac Deiulemar, processo: proteste e malori tra gli obbligazionisti

Fonte: La Torre 1905

21 novembre 2014

mn luciana della gattaTORRE DEL GRECO – Proteste e malori tra gli obbligazionisti all’udienza di ieri per l’opposizione allo stato passivo. Ieri mattina presso il Tribunale di Torre Annunziata, sezione fallimentare (ex Salesiani), si è svolta l’ultima udienza per l’opposizione allo stato passivo promossa da alcuni creditori e mirata ad impugnare l’ammissione della Curatela della Deiulemar Compagnia di Navigazione Spa nel passivo del fallimento della Società di fatto. Al di fuori del tribunale un obbligazionista proveniente dalla città di Monte di Procida si è sentito male. Il clima era rovente e la tensione era altissima tra i tanti obbligazionisti accorsi fuori alla sezione fallimentare di Torre Annunziata per gridare la loro sete di “giustizia”. A tal proposito, l’avvocato Antonello Amato, componente del Comitato degli obbligazionisti, ha dichiarato che “sono lamentele legittime quelle fatte dai risparmiatori Deiulemar contro le lungaggini della giustizia”. Durante le fasi concitate della protesta, un obbligazionista ha avuto un mancamento, probabilmente un abbassamento di pressione, e subito è stata chiamata un ambulanza per trasportare il malcapitato al più vicino ospedale per i dovuti controlli, dopo i quali è stato prontamente dimesso. Passando, poi, alla mera cronaca dell’udienza di ieri, è da dire che durante le fasi del dibattimento è stato presentato un fascicolo con nuovi elementi da parte dei legali degli obbligazionisti. Questo nuovo fascicolo, insieme ad altri documenti, sarà esame di discussione durante la riunione tra le parti prevista per il 19 dicembre. Mentre, il 5 febbraio ci dovrebbe essere l’ultima udienza relativa all’opposizione allo stato passivo e dopo qualche giorno potrebbe essere letta la sentenza da parte del giudice della sezione fallimentare di Torre Annunziata. Ricordiamo che, tra le motivazioni che hanno spinto gli opponenti ad impugnare il provvedimento di ammissione è la presunta irregolarità di gran parte dei titoli obbligazionari e quindi la nullità degli stessi. Secondo la tesi degli opponenti i Curatori della Deiulemar Compagnia di Navigazione hanno indebitamente ammesso nel passivo fallimentare titoli irregolari che, non rappresentando crediti nei confronti della stessa società, devono quindi essere scorporati dalla richiesta d’indennizzo presentata dagli obbligazionisti. Per finire, lunedì o martedì, secondo indiscrezioni, potrebbe esserci l’appuntamento risolutivo per migliaia di obbligazionisti che aspettano notizie sul sequestro conservativo da 500 milioni di euro a danno degli armatori della Deiulemar.

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    471. Crac Deiulemar, valanga di serrande abbassate: il «grande crac» affonda il commercio

    Fonte: MetropolisWeb

    19 novembre 2014

    deiulemariuoli-manifesto-in-galeraTORRE DEL GRECO – La crisi nella crisi. Il danno provocato dal dramma che ha travolto 13.000 famiglie di risparmiatori della Deiulemar Compagnia di Navigazione – fallita a maggio del 2012 – in aggiunta alle difficoltà economiche nazionali. Così è boom di saracinesche chiuse a Torre del Greco. Un numero di commercianti sempre maggiore decide di «chiudere bottega» e abbassare per l’ultima volta una serranda rimasta aperta per anni, rappresentando fonte di lavoro e guadagni. La situazione critica del commercio all’ombra del Vesuvio rivela che sempre più negozianti prendono la drastica decisione di cessare le proprie attività. Come conferma il presidente della locale sezione dell’Ascom, Giulio Esposito: «Il crac della Deiulemar – osserva il titolare della macelleria di corso Vittorio Emanuele – ha sottratto una grande quantità di ricchezza alla città: circa 30 milioni di utile che i residenti-investitori spendevano sul territorio. I primi a subire i contraccolpi del fallimento della flotta navale sono state le attività marginali. La soluzione per la stragrande parte degli esercenti è stata licenziare il personale e gestire le proprie attività in famiglia». Una soluzione che ha contribuito a impoverire il territorio, costantemente alle prese con difficoltà sconosciute fino al tracollo della «banca privata» di Torre del Greco: «Sono essenzialmente tre i motivi per cui gli imprenditori chiudono le proprie attività – prosegue Giulio Esposito – in primis, una pesante riduzione degli acquisti da parte dei cittadini e poi la forte pressione fiscale e il caro affitto. La sensazione è che il tunnel sia ancora lungo e che negli anni a venire la situazione potrebbe essere perfino peggio». E infatti, basta fare un giro per le strade principali della città del corallo per capire che di oro rosso ce n’è davvero poco. Tutt’al più polvere, calcinacci e ruspe impegnate nei lavori di restauro del centro storico, proprio fuori le varie attività commerciali. Al di là della crisi economica globale, la città che splendeva di negozi, boutique, case dell’artigianato, ha subito una grave perdita anche legata alle difficoltà della marineria locale, fiore all’occhiello d’Italia, con conseguenze che hanno portato quasi al baratro una delle più belle e importanti economie mondiali. Di fatto, dopo il crac da 800 milioni di euro dell’ex colosso armatoriale, la città ai piedi del Vesuvio non è più la stessa. Tra i tanti risparmiatori e creditori degli armatori c’erano, appunto, numerosi commercianti che adesso, tra le tante difficoltà legate alla propria attività, devono anche affrontare la ridotta possibilità dei cittadini colpiti dall’imponente dramma disoccupazione. Ma a mettere a dura prova la pazienza dei commercianti c’è l’aggravante dei cantieri-lumaca. Il progetto che dovrebbe apportare migliorie al momento è solo motivo di caos che poco incentiva lo shopping: traffico, mancanza di mezzi di trasporto pubblico e parcheggi solo a pagamento, non sono certamente un biglietto da visita invitante per potenziali clienti. E sono proprio i commercianti a chiedere la velocizzazione dei lavori avviati, rispettando le date previste per la chiusura dei cantieri stradali per cercare di arginare durante le festività natalizie l’emorragia di affari.

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      470. Crac Deiulemar, l’urlo degli obbligazionisti: «Vampiri, ridateci i soldi» | VIDEO

      Fonte: MetropolisWeb

      18 novembre 2014

      manifestazione-17-11-14TORRE DEL GRECO – Crac Deiulemar, l’urlo degli obbligazionisti: «Vampiri, ridateci i soldi». La rabbia sfila per le strade di Torre del Greco. «I nostri soldi erano già spariti 20 anni fa, chi doveva controllare non l’ha fatto» | VIDEO.

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        469. Crac Deiulemar, ancora un rinvio per il sequestro

        Fonte: La Torre 1905

        06 novembre 2014

        Deuilemar-300x200TORRE DEL GRECO – Si è svolta ieri l’udienza in cui si è discusso sui beni da porre sotto sequestro, del valore di circa 500 milioni di euro. Per la decisione tutto rinviato, il giudice si è riservato 20 giorni per decidere sul da farsi. Ricordiamo che l’udienza era stata già rinviata per il deposito di nuovi documenti presentati dalla difesa atti a fare chiarezza sulla vicenda che ha coinvolto migliaia di obbligazionisti. Proprio gli obbligazionisti furono protagonisti a fine settembre fuori l’aula di tribunale con una sonora protesta. C’era stato anche uno scontro verbale tra alcuni di essi e la moglie di Leonardo Lembo. Tutto rientrato, per fortuna, in pochi minuti. Erano una cinquantina di persone, con tanto di cartelli di denuncia, quelle presentatesi la volta scorsa fuori al Tribunale Civile di Torre Annunziata, dove era atteso il pronunciamento definitivo sulla questione di competenza della causa (rimandata proprio a Torre dal Tribunale delle imprese di Napoli). Stufi dei continui sequestri e dissequestri di beni, avevano gridato forte la loro rabbia: “Vogliamo che sia messo definitivamente un punto su questo questione, siamo stanchi di questo ping pong di competenze. Questa attesa non fa altro che alimentare il sospetto che ci sia l’intenzione di ritardare il più possibile la decisione”. Oltre agli obbligazionisti, erano presenti anche gli avvocati Giuseppe Colapietro e Antonello Amato, presidente e componente del Comitato dei Creditori. “I risparmiatori posso stare tranquilli – avevano dichiarato Colapietro – i beni continuano ad essere sequestrati e l’udienza, speriamo definitiva, è fissata tra poco tempo, quasi un mese”.
        La vicenda della Deiulemar Società di fatto, si riferisce al sequestro dei beni mobili, immobili, crediti, quote, partecipazioni, fino alla concorrenza della somma di 500 milioni di euro appartenente alle tre famiglie di armatori torresi. La storia di questi beni da sequestrare va avanti da parecchio ormai. Tutto era nato dalla richiesta di restituzione di fondi esteri avanzata da alcuni indagati. Ovvero, la restituzione dei fondi esteri contenuti in un conto corrente gestito da una banca francese. Di qui la richiesta a un’agenzia con base a Milano e la segnalazione dell’istituto di credito ai magistrati che ha spinto i giudici ad emettere il maxi provvedimento di sequestro conservativo per evitare che gli indagati potessero usufruire dei fondi esteri. Ma prima ancora, e siamo a marzo, il tribunale di Torre Annunziata decise di revocare i sequestri effettuati, dichiarandosi incompetente e dirottando la decisione al Tribunale delle Imprese. Poi il ricorso della curatela fallimentare della società di fatto e la decisione del giudice D’Ambrosio, ad aprile, di sequestrare le imprese riconducibili alle famiglie degli armatori. Seguito, poi, dalla decisione del tribunale delle imprese di pronunciarsi contro il sequestro dei beni. Di qui la decisione di fare ricorso da parte dei legali dei tanti obbligazionisti che hanno investito nella società armatoriale torrese la bellezza di poco più di 700 milioni di euro.

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          468. Crac Deiulemar, Matachione: «Il viaggio a Malta era un trappola di Della Gatta a Giaccone»

          Fonte: MetropolisWeb

          04 novembre 2014

          matacchione-giacconeTORRE DEL GRECO – Il vero scopo del viaggio a Malta promosso dall’armatore Angelo Della Gatta – vertice della Deiulemar Compagnia di Navigazione – era compromettere e incastrare il comandante Fabrizio Giaccone, a capo del comando gruppo della guardia di finanza di Torre Annunziata. Il coordinatore dell’inchiesta capace di smantellare il «sistema-Dimaiolines» doveva essere fotografato in contesti imbarazzanti con tre avvenenti turiste, in modo che il finanziere – sposato e padre – non si potesse «incattivire» con Angelo Della Gatta e i suoi soci in vista delle imminenti indagini sull’ex colosso economico di via Tironi. E’ il «piano perfetto» venuto a galla durante le indagini condotte dal pubblico ministero Henry John Woodcock e – in parte – confermato dallo stesso «re delle farmacie» Nazario Matachione. Convinto che, dietro l’odio spietato dell’ex moglie Maria Palomba, si nascondesse – in realtà – una precisa strategia di Angelo Della Gatta per «catturare la complicità di Fabrizio Giaccone». Dubbi e perplessità che l’ex patron del Savoia – sicuro del fatto che il rapporto extraconiugale tra Maria Palomba e Angelo Della Gatta fosse nato già a luglio del 2010 – avrebbe esposto in diverse occasioni alla sorella Antonella Matachione, completamente estranea alle indagini condotte dalla procura di Napoli. Intuito l’imbuto in cui era stato risucchiato, il «re delle farmacie» cominciò a collegare le varie amicizie di Angelo Della Gatta. A partire da un «pezzo da Novanta» dell’agenzia delle Entrate Area Napoli 3, padre di una socia di Lady M. nella «Farmacia Centrale» di Torre Annunziata. In pratica, Angelo Della Gatta si sentiva «coperto» sul fronte dei controlli dell’agenzia delle Entrate e mirava a frenare le eventuali indagini del comandante Fabrizio Giaccone. Lo stesso Nazario Matachione racconta alla sorella di avere conosciuto il «gancio» dell’armatore e dell’ex compagna a una cena a cui presero parte 6/7 ‘pezzi grossi’ dell’agenzia delle Entrate, una cena organizzata proprio a casa di Angelo Della Gatta. Successivamente, a giugno del 2011, l’armatore propose all’amico Nazario Matachione un week end nell’isola di Malta, già nota alle «vittime» del crac da 800 milioni perché al centro di una serie di manovre economico-finanziarie da parte dei «vampiri»: insieme ai due, si sarebbero dovuti unire Fabrizio Giaccone e tre avvenenti turiste. Tutto allo scopo di inguaiare il finanziere. Durante l’interrogatorio reso davanti al gip Dario Gallo del tribunale di Napoli – agli atti del Riesame in programma oggi – il «re delle farmacie» ha affermato: «Sono vittima di una manovra della mia ex moglie: dietro c’è il suo attuale compagno Angelo Della Gatta, coinvolti nel fallimento della compagnia di navigazione Deiulemar». Una convinzione che nasce non solo dal rapporto «sentimentale» nato tra i due : «La mia ex moglie stava già da tempo con Angelo Della Gatta – le parole di Nazario Matachione -. L’armatore è fallito e i soldi che sono spariti dove sono? Angelo Della Gatta li vuole investire nelle farmacie». Un piano criminale che si sposerebbe con le due ulteriori tesi sostenute dal quarantaquattrenne di via Enrico De Nicola: «Sono stato vittima di un disegno criminoso – sostiene Nazario Matachione – attuato da Maria Palomba e Angelo Della Gatta: mi volevano vedere fallito e comprare le mie farmacie all’asta». Poi un «dettaglio» sulla trasferta a Malta: all’arrivo sull’isola, Nazario Matachione e Fabrizio Giaccone incontrarono le tre «amiche» con cui avevano programmato il viaggio. L’armatore, invece, sparì per diverse ore senza lasciare traccia. A fare cosa? Resta un mistero. Su cui pesa come un macigno l’ennesima bordata del «re delle farmacie»: «Sono convinto che Angelo Della Gatta abbia a Malta un fondo ‘schermato’». Convinzione ora al vaglio degli investigatori.

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