404. Crac Dimaiolines, no alla società di fatto. Respinto il ricorso di 86 risparmiatori: «Non ci sono i requisiti del fallimento». Salvo il patrimonio dei tre armatori

Fonte: Metropolis (ed. stampata)

20 aprile 2014

A presentare ricorso per ottenere il fallimento della società di fatto costituita tra i vertici della Dimaiolines erano stati 86 risparmiatori, in larga parte rappresentati dall’avvocato Pino Colapietro, presidente del comitato dei creditori della Deiulemar Compagnia di Navigazione

carlo-di-maioTORRE DEL GRECO – «Non esisteva una società di fatto tra i vertici della Dimaiolines Compagnia di Navigazione». A tre anni e mezzo dal crac da 40 milioni di euro che travolse circa 800 risparmiatori, i giudici della sezione fallimentare del tribunale di Torre Annunziata respingono al mittente il rincorso presentato da 86 obbligazionisti – in larga parte assistiti dall’avvocato Pino Colapietro, presidente del comitato dei creditori della Deiulemar Compagnia di Navigazione – per ottenere il fallimento della presunta «società di fatto» messa in piedi dai Carlo Di Maio, Angelo Di Maio e Angela Di Maio. «Gli armatori organizzavano incontri per promuovere la raccolta del risparmio, ma nessuno dei vertici della compagnia di navigazione ha conferito beni personali», i concetti espressi dal collegio presieduto dal giudice Massimo Palescandolo. Ovvero, lo stesso presidente che in merito alla analogo caso della Deiulemar Compagnia di Navigazione – attualmente, in attesa di essere defi nito dalla corte d’Appello di Napoli – si era pronunciato in maniera diametralmente opposta, sancendo il crac della società di fatto costituita dagli esponenti delle famiglie Della Gatta, Iuliano e Lembo: metropolis-231113«E’ opinione del tribunale di Torre Annunziata che i comportamenti realizzati da Carlo Di Maio, Angelo Di Maio e Angela Di Maio – si legge nel decreto firmato da Massimo Palescandolo, Andrea Penta e Valentina Vitulano – si pongono ai limiti del perimetro della società di fatto, integrando più concretamente un’amministrazione fattuale nel contesto della società già fallita». Secondo il collegio chiamato a decidere sul ricorso presentato dalle vittime del crac rappresentate dall’avvocato Pino Colapietro, non ricorrerebbero per la Dimaiolines Compagnia di Navigazione i requisiti necessari alla costituzione di una società di fatto. Ovvero: l’esistenza di un fondo comune costituito dai conferimenti finalizzati all’esercizio congiunto di un’attività economica; l’alea comune dei guadagni e delle perdite; il vincolo di collaborazione in vista di detta attività nei confronti di terzi. «Nè l’ulteriore fatto che una parte dei soldi percepiti per le «obbligazioni» rilasciate dalla Dimaiolines Compagnia di Navigazione – si specifica nel decreto – transitasse sui conti personali degli armatori è evenienza idonea a integrare il requisito dell’esistenza di un fondo comune». Circostanze che hanno portato il tribunale di Torre Annunziata a respingere il ricorso nei confronti di Carlo Di Maio, Angelo Di Maio e Angela Di Maio – condannati in primo grado rispettivamente a 4 anni e otto mesi, quattro anni e mezzo e tre anni e sei mesi – e a chiudere così il capitolo sulla presunta società di fatto costituita tra i tre armatori. Un «epilogo» certamente non benaugurante per i risparmiatori della Deiulemar Compagnia di Navigazione, già con il fiato sospeso per il verdetto-bis relativo agli armatori-vampiri: un verdetto atteso già la scorsa settimana, ma ulteriormente rinviato per un impedimento del presidente del collegio della corte d’appello di Napoli. Chiamata a confermare oppure ribaltare la decisione di primo grado, firmata dallo stesso presidente che nel caso della Dimaiolines Compagnia di Navigazione non ha ritenuto fondato il ricorso per ottenere il fallimento della presunta società di fatto costituita da Carlo Di Maio, Angelo Di Maio e Angela Di Maio.

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    403. Crac Deiulemar, in aula la rabbia dei creditori. Minacce di morte ai vampiri

    Fonte: Metropolis (ed. stampata)

    Insulti e intimidazioni ai Della Gatta: identificato il «risparmiatore-ribelle». Dopo il caos, la parola alle difese. Il «giallo» della ricusazione: slitta la sentenza di primo grado. Il pool di legali degli armatori chiede l’assoluzione degli imputati

    fallimento pilotatoTORRE DEL GRECO – Alla fine, non è riuscito a trattenere la rabbia per i due anni d’inferno provocati dal crac da 800 milioni di euro della Deiulemar Compagnia di Navigazione. Davanti ai tre fratelli Pasquale Della Gatta, Angelo Della Gatta e Micaela Della Gatta – tutti alla sbarra per rispondere dell’accusa di bancarotta fraudolenta e raccolta abusiva del risparmio, insieme ai restanti armatori-vampiri dell’ex colosso economico di via Tironi – si è lasciato andare a una serie di gesti, interpretati come minacce e intimidazioni, capaci di scatenare il caos all’interno della aula del tribunale di Roma. Al punto da costringere il presidente del collegio Laura De Girolamo a interrompere l’udienza per consentire alle forze dell’ordine di identifi care il «risparmiatore – molesto». Tensione alle stelle al processo penale a carico degli imputati accusati del fallimento dell’ex banca privata di Torre del Greco: tutto è cominciato quando i circa 60 obbligazionisti arrivati nella capitale con un pullman e diverse auto private hanno visto in aula i tre eredi di Giovanni Battista Della Gatta. Prima qualche brusio, poi una serie gesti intimidatori – compreso un pollice e un indice puntati a mimare una pistola – immediatamente segnalati da Pasquale Della Gatta al presidente del collegio. Il giudice Laura De Girolamo ha interrotto l’udienza per consentire l’identificazione del «disturbatore». Successivamente, il dibattimento è proseguito senza ulteriori «incidenti» con la discussione degli avvocati degli armatori – vampiri: l’avvocato Giro Sepe e l’avvocato Alfonso Maria Stile hanno chiesto l’assoluzione con formula piena dei tre fratelli e della madre Lucia Boccia. Il pubblico ministero Paolo D’Ovidio, invece, aveva invocato sedici anni di galera per Pasquale Della Gatta e Angelo Della Gatta nonché sette anni di cella per Micaela Della Gatta e sei anni di reclusione per Maria Luigia Lembo. Per la sentenza di primo grado, tuttavia, bisognerà aspettare: il giorno del giudizio – inizialmente fissato per il 23 maggio – slitterà fino al verdetto sulla ricusazione del giudice Laura De Girolamo, presentata dal pool di legali degli armatori-vampiri. Il presidente del collegio si è, infatti, già espressa sulla richiesta di patteggiamento di Leonardo Lembo e – secondo gli avvocati degli imputati – sarebbe incompatibile. «La Cassazione – spiega Alfonso Maria Stile, legale dei tre fratelli – non si riunirà prima di fine maggio, ma in quella seduta sicuramente la nostra richiesta non sarà esaminata. Pertanto ogni decisione sarà spostata quanto meno a giugno». Di qui, la decisione del giudice Laura Di Girolamo di fissare un calendario di possibili udienze per la lettura della sentenza di primo grado: 13 giugno e 20 giugno, 16 luglio e 18 luglio. Una decisione già nell’aria, accolta con rassegnazione dagli obbligazionisti arrivati nella capitale. Ma senza ulterori plateali proteste: «Per fortuna – racconta l’avvocato Antonello Amato, rappresentante del comitato dei creditori – il comportamento di tutti i presenti ha consentito che si mantenesse l’ordine e la compostezza, necessari per concludere l’udienza».

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      402. Nota dell’Avv. Giuseppe Colapietro in merito al reclamo avverso la sent. di fall. 24/2013 “società di fatto” Deiulemar

      Fonte: Avv. Giuseppe Colapietro (pagina facebook)
      Pres. Comitato dei Creditori Fall. Deiulemar Compagnia di Navigazione S.p.A.

      16 aprile 2014

      avv-giuseppe-colapietro-cdc-cdnL’udienza di stamani presso la Corte di Appello di Napoli-Volontaria Giurisdizione prevista per le ore 10,30 dove era in discussione il reclamo avverso la sentenza di fallimento società di fatto gruppo Deiulemar, è stata rinviata d’ufficio al prossimo 23 aprile.

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        401. Deiulemar, La Quaresima dei risparmiatori. Un mese per «risorgere» dal crac

        Fonte: Metropolis (ed. stampata)

        11 aprile 2014

        Scatta il conto alla rovescia. Processo penale e società di fatto La primavera di fuoco delle 13mila famiglie travolte dal fallimento

        nave deiulemar raffaele iulianoTORRE DEL GRECO – Dal ricorso sulla società di fatto alla chiusura delle ammissioni al passivo, per chiudere con gli ultimi respiri di un processo penale che tiene con il fiato sospeso 13mila famiglie all’ombra del Vesuvio. Si apre così, tra appuntamenti segnati in rosso sull’agenda e speranze di “resurrezione” covate tra blog e silenzi, la “Quaresima” degli obbligazionisti della Deiulemar Compagnia di Navigazione. Quaranta giorni, poco più, separano infatti i risparmiatori coinvolti nel crac da 800 milioni di euro della lunga “via Crucis” che porta dritta al 23 maggio: il giorno in cui – salvo ricusazioni – dovrebbe essere emessa la sentenza di primo grado a carico degli armatori coinvolti nel procedimento penale per il fallimento dell’ex colosso economico di via Tironi. Un tour de force da vivere tutto d’un fiato per gli obbligazionisti, con tanto di possibili proroghe. L’eventuale ricusazione del collegio giudicante nell’ambito del processo penale, potrebbe infatti far slittare il verdetto per gli armatori di Torre del Greco. Pensiero che però passa per ora in secondo piano. Tra meno di una settimana, il 16 aprile, dovrebbe infatti arrivare l’attesa decisione della Corte d’Appello di Napoli in merito al ricorso presentato dai legali degli armatori contro la sentenza di fallimento della società di fatto emessa dal tribunale di Torre Annunziata nell’estate 2013. Provvedimento che, come chiarito nei giorni scorsi dagli avvocati del comitato dei creditori Dcn, potrebbe segnare il vero punto di svolta della battaglia giudiziaria che vede protagonisti i risparmiatori da una parte e la dinastia armatoriale a capo dell’impresa dall’altra. L’eventuale ok al fallimento della società di fatto aprirebbe agli obbligazionisti le porte ai beni “personali” degli imputati, rendendo ancor più corposo il “tesoretto” messo a disposizione del fallimento da sequestri e inchieste. Dall’altra parte, nel caso in cui la Corte d’Appello accolga il reclamo delle 3 famiglie, per i risparmiatori – salvo nuovi ricorsi – le speranze di recuperare i soldi investiti nell’impresa potrebbero ridursi di molto. Un crocevia importante per la storia del fallimento che ha messo in ginocchio la quarta città della Campania, al quale farà seguito – il 18 aprile – l’udienza penale del processo che potrebbe imprimere una nuova svolta al crac: con la possibile richiesta di ricusazione per il collegio giudicante. Nel mezzo poi anche l’ultima udienza di verifica delle domande per l’ammissione al passivo Dcn – 15 maggio – e la discussione, davanti alla Corte d’Appello di Roma, del ricorso avverso alla sentenza di condanna per Leonardo Lembo, che a settembre 2013 decise di patteggiare per una pena di 4 anni e mezzo. Un percorso tortuoso e intriso di ostacoli – per entrambe le parti – che dovrebbe chiudersi il 23 maggio. Scadenza che, ancora una volta, potrebbe però slittare per effetto della possibile ricusazione. Ipotesi e scenari racchiusi nello spazio di 40 giorni: di quella “Quaresima” di fuoco che, nel bene e nel male, dovrebbe regalare – entro l’estate – almeno una resurrezione. (cf)

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          400. Crac Deiulemar, raid nel regno dei vampiri: sabotati i computer del crac

          Fonte: Metropolis (ed. stampata)

          09 aprile 2014

          Esposto agli agenti di polizia: manomessi i pc degli armatori. Il terrore degli obbligazionisti: «Volevano cancellare tutti i file». La sede centrale della Deiulemar Compagnia di Navigazione era rimasta praticamente chiusa dal mese di novembre 2013, quando i curatori fallimentari effettuarono una «visita» per ragioni professionali. Nel 2014, il «fortino» è stato aperto ufficialmente una sola volta

          i nove imputatiTORRE DEL GRECO – Un nuovo giallo avvolge il crac da 800 milioni di euro della Deiulemar Compagnia di Navigazione. A scrivere l’ennesimo capitolo del libro nero che tiene con il fiato sospeso circa 13.000 obbligazionisti dell’ex banca privata di Torre del Greco è stata direttamente Antonella De Luca, la curatrice fallimentare dell’ex colosso economico della città del corallo pronta a denunciare agli agenti del commissariato di polizia diretto dal primo dirigente Paolo Esposito un misterioso «sabotaggio» avvenuto all’interno del bunker degli armatori-vampiri. Secondo il racconto della professionista chiamata a vigilare e amministrare il «patrimonio » della Deiulemar Compagnia di Navigazione, infatti, ignoti si sarebbero introdotti nella sede centrale di via Tironi e avrebbero manomesso alcuni computer custoditi all’interno degli uffi ci un tempo frequentati dal comandante Giuseppe Lembo e dai fratelli Angelo Della Gatta e Pasquale Della Gatta. La scoperta dell’insolito raid è avvenuta la scorsa settimana, quando alcuni collaboratori della curatrice fallimentare hanno riaperto – a cinque mesi di distanza dall’ultimo «visita» in via Tironi – i locali della Dnc per recuperare alcuni incartamenti: durante l’ispezione della sede centrale – sprovvista di energia elettrica e mai sottoposta a una perquisizione «ufficiale» con relativo inventario dei beni presenti all’interno dell’immobile – i professionisti hanno subito notato che le griglie di alcuni personal computer erano state rimosse e i componenti hardware danneggiati. Una circostanza che ha fatto scattare la denuncia agli agenti del locale commissariato di polizia, pronti a dare il via alle indagini per capire cosa fosse accaduto nella «casa di rappresentanza» della società armatoriale. Le prime indiscrezioni trapelate dagli ambienti investigativi tenderebbero a ridimensionare l’episodio – l’eventuale raid potrebbe essere stato commesso già da tempo – ma la notizia è ugualmente rimbalzata su blog e gruppi Facebook frequentati dalle vittime della «grande truffa» all’ombra del Vesuvio. Scatenando, in poche ore, il timore che la misteriosa irruzione avesse come obiettivo la distruzione di eventuali «dati sensibili » contenuti all’interno delle memorie dei pc. In realtà, al momento dell’insediamento, la curatela fallimentare – secondo le informazioni raccolte dagli investigatori – aveva già provveduto a un back-up di sicurezza di tutti i file proprio per scongiurare il rischio della perdita di eventuali informazioni. Ma i dubbi sul sabotaggio denunciato dalla curatrice fallimentare restano e rischiano di infuocare ulteriormente una fase particolarmente «calda» dello psicodramma in cui sono piombate 13.000 famiglie di risparmiatori. La prossima settimana è in programma, infatti, l’udienza del processo penale in corso a Roma a carico degli armatori – vampiri – secondo il calendario, toccherà alle arringhe difensive dei legali di Angelo Della Gatta e Pasquale Della Gatta: i due fratelli rischiano, secondo la requisitoria del pubblico ministero Paolo D’Ovidio, sedici anni anni di reclusione – nonché il verdetto della corte d’appello di Napoli sul fallimento della società di fatto costituita tra gli esponenti delle tre famiglie fondatrici della Deiulemar Compagnia di Navigazione. A completare il quadro delle date cerchiate in rosso sul «calendario» degli obbligazionisti travolti dal crac dell’ex colosso economico di via Tironi il 23 maggio, il giorno in cui dovrebbe arrivare la sentenza di primo grado per i sette imputati – insieme a Pasquale Della Gatta e Angelo Della Gatta, alla sbarra ci sono Micaela Della Gatta, Lucia Boccia, Maria Luigia Lembo, Giovanna Iuliano e Giuseppe Lembo – accusati di bancarotta fraudolenta e raccolta abusiva del risparmio. Il condizionale è, tuttavia, d’obbligo considerato che il verdetto di primo grado è legato al ricorso presentato dagli avvocati degli armatori-vampiri sull’incompatibilità del giudice Laura Di Girolamo – presidente della quarta sezione penale del tribunale di Roma – già entrata nel merito del crac con la condanna a quattro anni e mezzo di reclusione inflitta attraverso il patteggiamento a Leonardo Lembo, primogenitodell’unico fondatore della Deiulemar Compagnia di Navigazione rimasto in vita. La questione – già sollevata e bocciata durante la prima udienza del processo penale, con la richiesta di ricusazione del collegio – dovrà ora essere esaminata dalle sezioni unite su decisione della V sezione della cassazione di Roma. In caso di accoglimento del ricorso, non solo l’intero processo penale sarebbe da rifare. (ad)

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