429. Crac Deiulemar, le mille facce del dramma di 13.000 famiglie. Due anni di calvario tra suicidi e morti-choc

Fonte: MetropolisWeb

20 luglio 2014

fotomanifestazionedeiulemarTORRE DEL GRECO – E’ nascosta nel silenzio, tra le parole non dette, l’orgoglio e a volte anche la vergogna di essere “compianti”, una delle mille facce del fallimento della Deiulemar compagnia di navigazione. Il crac milionario dell’ex “banca privata” di Torre del Greco, il mega naufragio della “Parmalat del mare” non è, infatti, solo una questione di numeri: inchiostro scolpito su assegni e obbligazioni trasformate in carta straccia. Dietro la morte di un impero, la fine dell’era degli investimenti alla “torrese” c’è un altro dramma, ancor più atroce, sconvolgente, terribile. Un grande male che tormenta anima e corpo, che distrugge e a volte uccide: proprio come i numeri hanno fatto con il fragile equilibrio di quell’impresa. C’è chi la chiama «strage dei risparmiatori», chi «grande tragedia» mentre qualcuno si nasconde dietro un silenzio fatto di lacrime e orgoglio. Una faccia del crac che risplende nelle storie: quelle dei risparmiatori travolti e messi in ginocchio, dei più fragili, di chi aveva poco ed è rimasto con nulla. La morte di Luigi – il risparmiatore deceduto nei pressi della stazione di Leopardi dopo aver chiesto, tra ansia e agitazione, chiarimenti sul “caso Deiulemar” al suo avvocato Antonio Cirillo- è la punta di un iceberg, di quel monte che nasconde- oltre i numeri- il vero senso del dramma che ha messo in ginocchio migliaia di famiglie. Vite condizionate, piegate e a volte anche spezzate dagli effetti di quella terribile tragedia finanziaria, quel fallimento storico che oggi si porta dietro una scia di dolore e purtroppo anche di morte. «E’ un dramma che ci portiamo dietro tutti- ripete Camillo Di Donna, uno degli obbligazionisti più attivi della città- In questi due anni ci sono stati suicidi e addirittura un impiccagione finita all’attenzione della magistratura. Ognuno di noi convive con un tormento quotidiano, fatto di lacrime e tristezza che specie sui soggetti più anziani si trasforma in vera e propria malattia». Un male oscuro che non guarda in faccia a nessuno, che si accanisce sui più deboli, sulle loro fragilità. Dalle parole ai fatti, dal dramma dipinto alle sentenze: come quella penale a carico degli armatori, che di fatto ha riconosciuto- seppur senza quantificare- i danni morali generati dal crac per i 1500 obbligazionisti costituiti parte civile. Una verità giuridica, un triste riconoscimento per un dramma che però viaggia anche sui numeri, proprio come quelli che hanno inchiodato gli armatori. «Su mille clienti ho ricevuto in questi anni numerose richieste di successione delle obbligazioni- afferma l’avvocato Antonio Cirillo- Si tratta di soggetti anziani, persone che hanno subito gravi danni da questa vicenda». Non aveva 60 anni ma 27, invece, Luisa la mamma di via Cimaglia morta di cancro nel 2012. Se ne è andata nel silenzio di chi avrebbe potuto aiutarla, tra gli appelli e le richieste di restituzione del denaro agli armatori. Nemmeno lei ha potuto nulla davanti a quel fallimento, quel crac che ha distrutto un impero tormentando e a volte uccidendo anche l’anima dei suoi ex sudditi.

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    428. Crac Deiulemar, dopo le condanne nuovo sequestro da 500 milioni di euro

    Fonte: MetropolisWeb

    19 luglio 2014

    mn stefania lemboTORRE DEL GRECO – Nuova stangata sull’impero degli armatori della Deiulemar. A circa una settimana dalla sentenza che condannava i vertici della compagnia di navigazione per il crac, è arrivata la decisione del tribunale di Napoli di requisire in via cautelativa i beni riconducibili alle tre famiglie coinvolte: i Lembo, i Della Gatta e Iuliano. Il provvedimento prevede la sospensione dell’esecuzione di revoca del maxi sequestro di 500 milioni di euro emesso a carico degli armatori di Torre del Greco. A renderlo noto, attraverso un comunicato ufficiale, è stato il comitato dei creditori della società di fatto. “Tale decisione – scrivono gli avvocati – ha trovato il suo fondamento nel dispositivo della sentenza penale di condanna dei soggetti falliti emessa dal tribunale penale di Roma lo scorso 11 luglio”. Un verdetto che ha condannato sette imputati a ottantasei anni di carcere, ma che ha aperto interrogativi sul tesoro che servirà per ripagare gli obbligazionisti ingannati.

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      427. Crac Deiulemar, altra beffa: le mani del gruppo sul caffè letterario di villa Favorita a Ercolano

      Fonte: MetropolisWeb

      15 luglio 2014

      villa-favoritaTORRE DEL GRECO – A poche settimane dal dossier choc inviato dai risparmiatori a Roma, il caso della Deiulemar Compagnia di Navigazione finisce nuovamente sulla scrivania del presidente dell’autorità nazionale anti-corruzione Raffaele Cantone. L’ennesimo colpo di scena che rischia di aprire un nuovo squarcio nell’inchiesta sulla «disinvolta» gestione finanziaria dell’ex colosso economico di Torre del Greco arriva direttamente da Ercolano. Il consigliere comunale dei Verdi Giampiero Perna – vicino all’ala «renziana» capitanata dal «principe dei rottamatori ercolanesi» della città degli Scavi, Ciro Buonajuto – ha, infatti, messo insieme un vero e proprio fascicolo in relazione alle presunte «anomalie» relative all’affidamento delle scuderie reali di villa Favorita, la storica dimora sita ai confini tra la città degli scavi e Torre del Greco. Una mini-indagine accompagnata da documenti e visure catastali da cui emergerebbe il coinvolgimento della dinastia armatoriale a capo dell’ex banca privata della città del corallo nell’affare che ha portato all’assegnazione del Centro Atena, il polo culturale destinato a sorgere all’interno dell’edificio ristrutturato con fondi europei- alla società «Ottocento Napoletano», un’impresa con sede a Portici. La storia inizia a maggio del 2013 – la Deiulemar compagnia di navigazione era già fallita e gli armatori erano già stati raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare emesse prima dal tribunale di Torre Annunziata e poi dal tribunale di Roma – quando il bando per l’assegnazione delle scuderie redatto dal Comune di Ercolano e dal ministero dei beni e delle attività produttive finisce deserto. Eccessivamente alte le garanzie richieste – circa 1,5 milioni di euro di fatturato negli ultimi 3 anni – a dispetto dei termini vantaggiosi per il canone di locazione del «caffè letterario» destinato a nascere all’interno della struttura di corso Resina: 10.000 euro all’anno a base d’asta. Il Comune ci riprova a ottobre, abbassando il tetto delle garanzie a 1,2 milioni di euro. Alla porta dell’ente guidato dal sindaco Vincenzo Strazzullo bussa così «Ottocento Napoletano» che, grazie alle garanzie finanziarie fornite da una seconda impresa – procedura consentita dal bando – si porta a casa, come unica ditta partecipante, l’affitto per sei anni delle scuderie di villa Favorita per un canone mensile pari circa 1.400 euro mensili compresi di Iva: una «miseria» se si pensa che per ristrutturare lo storico edificio da 800 metri quadrati sita a corso Resina sono stati investiti due milioni di euro. Tutto «perfetto» se non fosse per il fatto che l’impresa «garante» della ditta di ristorazione con base a Portici è di fatto una «costola spolpata» della Deiulemar compagnia di navigazione: la società servizi di ristorazione «Poseidon srl». Secondo la visura catastale inserita nel fascicolo del consigliere comunale dei Verdi – resa nota da Gianpiero Perna nel corso di un incontro pubblico nella sede di Radio Siani, l’emittente anticamorra sita nell’ex casa del boss Giovanni Birra – la società «Poseidon» ha ottenuto nel 2005 il fitto del ramo d’azienda dalla Deiulemar compagnia di navigazione. Non solo -sempre secondo ciò che emerso dagli atti in possesso di Gianpiero Perna e corredati al dossier denuncia inviato al sindaco di Ercolano e al capo dell’anticorruzione Raffaele Cantone – la ditta vicina all’universo armatoriale eretto dalla dinastia di imprenditori di Torre del Greco è in liquidazione dal 15 ottobre 2013, circa un mese prima della consegna della documentazione al Comune. Tradotto: «Il Comune ha affidato a una ditta che ha ottenuto garanzie da un’impresa in liquidazione vicina alla Deiulemar la gestione del polo culturale di corso Resina», l’affondo del consigliere comunale. Il tutto senza «tenere conto delle norme che regolamentano le procedure d’appalto – come sottolineato dal consigliere comunale dei Verdi – perchè le società in liquidazione non possono garantire il permanere dei requisiti richiesti per tutta la durata dell’appalto». Un giallo burocratico dai contorni oscuri che ha spinto il consigliere comunale a richiedere l’immediato annullamento del bando o comunque richieste di «chiarimento esaustive» al sindaco Vincenzo Strazzullo. «In mancanza di risposte chiare- ha ribadito Gianpiero Perna nel corso del summit- entro 10 giorni invierò la documentazione alla Procura della Repubblica al fine di accertare le eventuali responsabilità penali». «Il mio obiettivo- afferma Perna- non è quello di attaccare le imprese che lavorano sul territorio, ma di porre l’accento sulle procedure amministrative poco chiare». Un intrigo che rischia di scatenare un terremoto in municipio, arricchendo forse di un nuovo capitolo anche l’incredibile odissea dell’ex colosso armatoriale che ormai non è più una garanzia.

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        426. Crac Deiulemar, così i legali provano a salvare il tesoro degli armatori

        Fonte: MetropolisWeb

        14 luglio 2014

        cartelloni-obbligazionisti-2TORRE DEL GRECO – Si apre l’ennesima settimana calda per gli obbligazionisti della Deiulemar Compagnia di Navigazione. Archiviata non senza recriminazioni il processo di primo grado ai sette responsabili del crac da 800 milioni di euro – chiuso con condanne per complessivi 86 anni e mezzo di carcere, con pena massima di 17 anni e due mesi di reclusione per i fratelli Angelo Della Gatta e Pasquale Della Gatta – l’attenzione delle vittime del grande crac all’ombra del Vesuvio si sposta nuovamente sulla serie di procedimenti civili in corso per provare a recuperare il «tesoro» inghiottito nel buco nero delle maldestre operazioni finanziarie dei rampolli della seconda generazione di armatori. In particolare, adesso si guarda al verdetto sul reclamo presentato dai legali degli ex titolari della Deiulemar Compagnia di Navigazione avverso il fallimento della «società di fatto» deciso a maggio del 2013 dal collegio del tribunale di Torre Annunziata presieduto dal giudice Fabio Di Lorenzo: un provvedimento immediatamente impugnato dagli avvocati delle famiglie Della Gatta, Iuliano e Lembo, ora pronti a giocare una «carta» servita su un piatto d’argento dai giudici della quarta sezione penale del tribunale di Roma. L’assoluzione degli imputati dall’accusa di associazione per delinquere finalizzata al reato di bancarotta fraudolenta potrebbe rappresentare un cuneo per provare a smontare l’ipotesi dell’esistenza di una società di fatto tra le tre famiglie di armatori: «Essendo stata esclusa l’associazione per delinquere perché il fatto non sussiste, viene naturalmente a cadere l’ipotesi della società di fatto», il ragionamento su cui proveranno a fare leva i difensori dei responsabili del grande crac per provare a salvare i beni degli armatori. Un ragionamento, poi, rafforzato dall’assoluzione dall’accusa di distrazione dei circa 650 milioni di euro investiti in quarant’anni da 13.000 famiglie di risparmiatori. Insomma, la stangata incassata in primo grado da Angelo Della Gatta, Pasquale Della Gatta, Micaela Della Gatta, Lucia Boccia, Maria Luigia Lembo, Giovanna Iuliano e Giuseppe Lembo si potrebbe – in realtà – rivelare un pericoloso boomerang per le vittime del fallimento da 800 milioni di euro. Non a caso, gli animi tra gli obbligazionisti – complice qualche duro botta & risposta tra avvocati, innescato da alcuni post su Facebook delle aspiranti «primedonne» della battaglia in difesa dei diritti delle vittime del fallimento della Deiulemar Compagnia di Navigazione – si sono subito surriscaldati: «Siamo stanchi, siamo in guerra e non riusciamo a capire chi sono gli amici e chi sono i nemici», il commento più condiviso in rete tra le disorientante vittime della maxi-truffa targata Deiulemar Compagnia di Navigazione. Vittime pronte a puntare l’indice contro lo stesso comitato dei creditori della Dcn, ritenuto – in verità già da qualche tempo – responsabile di non informare costantemente e adeguatamente gli obbligazionisti. Un clima di «tutti contro tutti» destinato a scatenare nuove polemiche e malumori, proprio all’inizio di un periodo di fuoco per provare a recuperare i soldi investiti dai risparmiatori. Un’impresa legata, in particolare, alla conferma del fallimento della società di fatto costituita dalle tre famiglie di armatori su cui si dovrà pronunciare la corte d’appello di Napoli.

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          425. Crac Deiulemar, «ora vogliamo recuperare tutti i nostri investimenti»

          Fonte: Metropolis (ed. stampata)

          13 luglio 2014

          Non si placa la battaglia degli obbligazionisti: «Bene le condanne, ma l’obiettivo è un altro»

          cartelloni-obbligazionisti-2TORRE DEL GRECO – Tornare con i piedi per terra e puntare i riflettori sull’unico, grande obiettivo che da due anni tormenta il sonno dei risparmiatori della Deiulemar Compagnia di Navigazione: il recupero dei soldi. Smaltita la sbornia per la sentenza «esemplare» inflitta dal tribunale di Roma ai vertici della dinastia armatoriale di via Tironi, è questo il monito, il chiodo fisso che assilla i legali delle 13mila famiglie messe in ginocchio dal crac da 800 milioni di euro dell’ex colosso armatoriale. «E’ stata scritta una pagina importante di questa triste vicenda con la sentenza di venerdì sera – sottolinea l’avvocato del comitato dei creditori Dcn, Antonio Cardella – Una sentenza esemplare che, anche moralmente, ripaga delle tante sofferenze patite dagli obbligazionisti, ma anche del lavoro svolto in questi anni dagli avvocati. Ora si attende giustizia in merito ai recupero dei fondi investiti dai risparmiatori. Il grande obiettivo di tutti i risparmiatori». Una mission che emerge con chiarezza anche tra la gioia di Antonello Amato, altro rappresentante del pool di legali scesi in campo per difendere i risparmiatori di Torre del Greco. «E’ stata una sentenza esemplare, la giusta punizione inflitta per questo crac. Speriamo però che sia solo una tappa che ci conduca alla restituzione del maltolto». Non solo speranze, ma anche azioni concrete. Come sottolineato dal presidente del comitato dei creditori, Giuseppe Colapietro, nella giornata di venerdì «è stato depositato anche reclamo contro provvedimento del tribunale delle imprese che aveva dissequestrato i beni riferibili indirettamente agli armatori. Speriamo che anche dal punto di vista civile venga emessa in tempi brevi una sentenza esemplare».

           

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